FINTO PACCO BOMBA IN COMUNE, E’ STATO UN SETTANTENNE

Incastrato dalla prova del Dna l’uomo che sette mesi fa ha piazzato un finto pacco bomba in un bagno al secondo piano del Comune. Quel clamoroso e un po’ folle gesto trova così un padre, ma non un motivo. Non è chiara a tutt’oggi la ragione per cui il 70enne, pensionato, senza particolari inclinazioni politiche e almeno apparentemente privo di ruggini con l’ente si sia reso protagonista di tale azione.

Nella scatola due panetti di plastilina, un timer collegato a degli elettrodi e una luce rossa a intermittenza. A scoprirla una dipendente comunale che ha immediatamente chiamato il 113. L’edificio fu evacuato.

Era la mattina del 4 ottobre scorso; tra le 9 e le 10, fra le trenta persone recatesi al secondo piano di Palazzo Spada, un uomo salì con una risma di carta tra le braccia. Un 70enne, non nuovo dalle parti del Comune vista la sua saltuaria collaborazione con l’ente, in lavori socialmente utili.  Era lui che nascondeva sotto l’impermeabile il simulacro. Lo stesso sul quale sono presto ricaduti i sospetti della Digos. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Tullio Cicoria e affidate al Corpo di polizia diretto da Marco Colurci, sono cominciate dalla visualizzazione delle immagini delle telecamere; gli agenti hanno poi ascoltato tutte le persone presenti al secondo piano al momento della scoperta e nelle dichiarazioni del 70enne c’erano delle incongruenze. Quei fogli che aveva in mano poi, nessuno quella mattina glieli aveva chiesti. A inchiodare definitivamente F.I. queste le sue iniziali, le analisi del Dna. L’uomo dovrà ora rispondere del reato di procurato allarme ed interruzione di pubblico servizio.

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